La proposta di Ddl Razionalizzazione della Rete – La posizione di Assoindipendenti

La razionalizzazione della rete carburanti

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Pubblichiamo la lettera che Alessandro Proietti, presidente di Assoindipendenti, ha inviato ieri al sottosegretario al Mise Simona Vicari, al dg Gilberto Dialuce, al direttore dell’UP Pietro De Simone, al presidente del Consorzio Grandi Reti Giuseppe Gatti, al presidente di Assopetroli Franco Ferrari Aggradi, al responsabile Rete Mario Vincenzi, e, per conoscenza, agli associati Assoindipendenti e alla Staffetta. L’accordo è stato firmato lo scorso 14 aprile (v. Staffetta 15/04). Alcuni rilievi critici sono stati già espressi da retisti del Centro Sud associati ad Assopetroli (v. Staffetta 20/04).

Nei giorni scorsi Staffetta Quotidiana ha dato ampio risalto all’accordo raggiunto sulla razionalizzazione della rete carburanti tra i rappresentanti delle compagnie, retisti e gestori. Assoindipendenti che pure rappresenta un limitato, per scelta precisa, numero di retisti comunque di primaria importanza totalizzando una quota di mercato superiore al 3%, un erogato medio di 2.400.000 litri largamente superiore alla media nazionale, un indice di efficienza pari a 1,33 superiore a quello di molte società petrolifere, con il 67% ca. del volume venduto con marchio impedente, non è stata invitata a partecipare alle negoziazioni conclusive. In previsione di una prossima convocazione del Tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico riteniamo opportuno rendere nota la posizione di Assoindipendenti riguardo alla proposta in questione.

Se ad Assoindipendenti fosse stata data la possibilità di partecipare, come sarebbe stato opportuno per il profilo degli imprenditori privati rappresentati e per essere già stata invitata al tavolo presso il Ministero, ci saremmo dichiarati sostanzialmente a favore del documento in questione, ma avremmo suggerito la sua rivisitazione in alcuni punti per le seguenti ragioni.

Possiamo comprendere che si preferisca presentare il documento come “proposta per la razionalizzazione della rete carburanti” ma sarebbe più corretto assegnarli il titolo di “proposta per la chiusura degli impianti incompatibili”, perché razionalizzazione della rete, quella vera, per migliorarne l’efficienza, e l’eliminazione degli impianti incompatibili sono due progetti assolutamente diversi anche se il primo si avvantaggerà, ma solo in parte, dalla esecuzione del secondo.

Non è nostra intenzione ridimensionare e tantomeno svilire l’importanza dell’accordo che al contrario è molto apprezzato, ma riteniamo importante che almeno gli addetti ai lavori condividano la opportunità di mantenere i due progetti concettualmente separati per evitare il rischio di qualsiasi possibile tentazione di unificazione con possibili rivisitazioni ed inserimenti dell’ultimo minuto. D’altra parte se riconosciamo che un DL sembra essere l’unico mezzo a disposizione per rimuovere gli ostacoli che hanno finora impedito la chiusura degli impianti incompatibili sulla base di quanto previsto dal DM 10 Ottobre 2001 riteniamo evidente che la razionalizzazione della rete in forma di chiusura degli impianti non efficienti non richiede alcun intervento di tipo legislativo perché è un progetto di ottimizzazione di esclusiva responsabilità degli operatori di settore ed in particolare delle società petrolifere.

Ci auguriamo peraltro che con l’accordo raggiunto quelle associazioni che a suo tempo l’avevano condiviso e supportato intendano così definitivamente rinunciare al programma di razionalizzazione della rete del tipo previsto nel Ddl approvato dal Consiglio dei Ministri nel Dicembre del 2013, Ddl poi scomparso prima di approdare in Parlamento, forse non a caso, per le fortissime contestazioni che aveva generato tra le quali quella relativa al costo che i titolari delle autorizzazioni prima ed il consumatore finale avrebbero dovuto sostenere.

La proposta di togliere alle Istituzioni locali la responsabilità di individuare gli impianti incompatibili trasferendole al titolare della autorizzazione sulla base di criteri di valutazione e tempi di esecuzione precisi trova Assoindipendenti assolutamente d’accordo. La riserva riguarda la opportunità di modificare i criteri di incompatibilità eliminando, come alcuni sembrano ritenere, quelli che hanno originato deroghe già concesse, magari a fronte di investimenti anche recenti per soddisfare richieste specifiche delle Istituzioni locali. Il tutto a maggior ragione se, come si sostiene da più parti, il numero delle deroghe concesse sia davvero limitato.

Va detto che per la quasi totalità degli associati Assoindipendenti, per gli elevati standard operativi delle loro reti, la questione dell’inseverimento dei criteri di incompatibilità, è considerata di relativa importanza, mentre è sentito forte il rischio che le prevedibili contestazioni ed i vari ricorsi possano essere causa di ulteriori ritardi nell’avvio di un progetto che si vorrebbe invece realizzato al più presto.

Se Assoindipendenti avesse partecipato alla stesura della proposta avremmo cercato di convincere le altre parti che era opportuno evitare il rischio di una quasi certa bocciatura da parte della AGCM del limite che si vorrebbe imporre per la realizzazione dei nuovi impianti stabilendone la localizzazione solo nelle zone definite nei piani regolatori come industriali, commerciali ed artigianali. Rispetto alla idea iniziale di chiedere una moratoria per il rilascio di nuove autorizzazioni si tratta di un discreto passo in avanti, ma non sufficiente a modificare il nostro parere che rimane quello di evitare qualsiasi limitazione oltre le regole correnti. Avremmo anche fatto osservare che la proposta di imporre tali limitazioni non ha niente a che fare con un Ddl finalizzato alla chiusura degli impianti incompatibili stabilendo al contrario proprio quel collegamento tra razionalizzazione della rete e chiusura degli impianti incompatibili che vorremmo fosse evitato.

La proposta relativa alla realizzazione di una anagrafe della rete sarebbe stata accolta con estremo favore dal momento che da almeno due anni ne abbiamo sostenuto la necessità perché costituisce un essenziale, irrinunciabile strumento di lavoro, anche in fase di formulazione di un qualsiasi progetto di razionalizzazione per valutare gli impatti delle opzioni di intervento. Per quanto sopra avremmo suggerito di non limitare la consultazione dell’anagrafe ad alcune organizzazioni perché al contrario dovrebbe essere uno strumento a disposizione di tutti coloro che sono interessati sia alla ristrutturazione sia allo sviluppo della rete.

Assoindipendenti si sarebbe definitivamente dichiarata a favore di una proposta rivolta a semplificare le operazioni di bonifica dei siti dismessi come peraltro richiede il comune buon senso, ma avrebbe fatto presente che l’argomento bonifica dei siti dismessi è chiaramente fuori delle competenze del MISE e pertanto richiede un tavolo ad-hoc gestito dal Ministero Ambiente TTM, tavolo che non risulta esistere in questo momento.

Non si discute dunque l’opportunità di chiedere il coinvolgimento ed il supporto da parte del MISE a sostegno della proposta ma è difficile condividere l’idea che la semplificazione delle bonifiche possa essere parte di un Ddl a firma MISE e tantomeno che la proposta possa essere recepita dal MATTM nei tempi brevi che si vorrebbero per il rilascio di un DL finalizzato alla chiusura degli impianti incompatibili. In sostanza si corre il rischio che il Ddl MISE per la chiusura degli impianti incompatibili veda la luce senza l’art. 21 (bonifiche) rendendo così obbligatorie le chiusure degli impianti incompatibili senza alcuna semplificazione per le bonifiche.

Avremmo così posto il quesito se non fosse più appropriato, in alternativa ad un poco probabile art. 21, presentare al Ministero dello Sviluppo un progetto di semplificazione delle procedure addirittura come pre-requisito per il rilascio di un Ddl finalizzato alla chiusura degli impianti incompatibili chiedendo così una forte sponsorizzazione presso il MATTM.

Ci saremmo anche permessi di far osservare che forse da un punto di vista tecnico la proposta appare un po’ debole perché, ad esempio, ipotizza un livello di inquinamento standard per tutti gli impianti e non appare sufficientemente chiara riguardo alle fasi successive alla dismissione del sito sia per quanto riguarda le eventuali indagini ambientali sia la responsabilità della gestione del sito magari per evitare che una quasi certa trasformazione in discarica pubblica a cielo aperto non risulti poi in forme di inquinamento più gravi di quella che si intende eliminare.

Infine, per essere l’argomento bonifica dei siti dismessi forse la causa principale che ha impedito finora la chiusura di impianti, incompatibili o compatibili-non-efficienti, una semplificazione delle procedure non può essere ristretta alla chiusura degli impianti incompatibili o di quelli compatibili-inefficienti nei soli prossimi tre anni.

In conclusione Assoindipendenti ritiene che il documento in questione, da “battezzare” comunque come “Proposta per la chiusura degli impianti incompatibili”, sia accettabile ma possa, e debba, essere migliorato in qualche a sua parte proprio a favore della sua maggiore efficacia. Alcune modifiche cancellerebbero inoltre l’impressione di una concertazione condotta sul filo di una improvvisa urgenza della quale non si comprendono le ragioni laddove anche se ce ne fossero non giustificherebbero le pure evidenti lacune.

Per evitare il rischio di errate interpretazioni Assoindipendenti è sempre stata, ed è, a favore della chiusura degli impianti incompatibili nel più breve tempo possibile, ma proprio per questo suggeriamo che si proceda nel modo più semplice e veloce evitando inutili, in questo momento, complicazioni laddove la semplificazione delle procedure di bonifica dei siti dismessi è la componente determinante di questo progetto.

Una volta avviato finalmente il piano di chiusura degli impianti incompatibili ci si potrà poi occupare del vero progetto della razionalizzazione della rete che, per l’appunto, non richiede alcun decreto ma solo buona volontà da parte di coloro che hanno i mezzi per realizzarla.