Newsletter 30 Marzo 2015

Il Caso di Francavilla a Mare

Ricevo Sabato 14/3 da Vega Carburanti la seguente nota:

“Ciao Sandro, gli articoli della staffetta sul caso Francavilla e sui cosiddetti broker sono scandalosi e  necessitano una posizione ben definita di Assoindipendenti e delle altre associazioni nei confronti sia del caso specifico sia del giornale. Non vi deve essere alcuna apertura al caso di un evasione iva (ma anche di biodiesel e scorte)  consentite da un legislazione farraginosa e scoordinata. (omissis). Inoltre sarebbe opportuno conoscere l’autore di tali articoli. Figisc ha già fatto pubblicare una nota”.

Nei limiti imposti da altri impegni stavo già lavorando sul tema “Gasoline Station” di Francavilla a Mare ipotizzando qualche iniziativa per far conoscere il nostro punto di vista di fronte a certe situazioni che ormai da qualche tempo sono purtroppo diventate comuni esperienze di mercato per chi lavora nel settore della distribuzione carburanti. Sì, certo, cercheremo di concordare una iniziativa comune con Assopetroli e Grandi Reti e mi sembra corretto sentire il diritto di esprimere qualche considerazione di censura sul percepito, convinto o meno, sostegno ai cosiddetti broker nell’ articolo della Staffetta Quotidiana  “I broker della rete carburanti” pubblicato venerdì, ma non c’è dubbio che la gravità del problema richiede iniziative più ampiamente condivise con il coinvolgimento e la collaborazione di tutti i soggetti interessati, supportate da adeguata documentazione ed analisi, il tutto gestito con determinazione, in modo corretto anche da un punto di vista legale.  E’ un argomento che ho già inserito nella agenda della prossima Assemblea della quale  vi anticipo la convocazione per il prossimo 10 Aprile a Verona.

A beneficio di coloro che non avessero avuto occasione di seguire sulla Staffetta Quotidiana la vicenda tento un riassunto degli avvenimenti.  A tutti giro le mie considerazioni per i vostri commenti anche in vista dell’ Assemblea di cui sopra.

Atto Primo – Martedì 24 Febbraio

Il presidente della Fegica, Roberto Di Vincenzo, con una segnalazione alla Guarda di Finanza, al ministero dello Sviluppo economico e all’Unione Petrolifera (vedi testo integrale in allegato) denuncia che l’impianto sito in Francavilla a Mare (Chieti) con i colori “Gasoline Station”, pratica un prezzo al pubblico già da alcuni mesi “fortemente alterato rispetto ai parametri rilevabili sul mercato, locale e nazionale”.

Il prezzo al pubblico preso a riferimento è quello del giorno precedente laddove i prezzi alla pompa di 1,199 e 1,299 €/lt rispettivamente per gasolio e senza piombo a fronte di un costo del solo prodotto, al lordo di quelli  associati (trasporto, manutenzione, ecc.) di 1,307 e 1,381 €/lt e quindi con una perdita secca di 0,108 e 0,082 €/mc al lordo di tutti i costi associati (trasporto, manutenzione, ammortamento, tasse, ecc.).

Per Fegica, ma poi anche per Figisc è chiaro che,  “si tratta di meccanismi di mera illegalità operativa e non proprio di misteriose magiche competitività annidate nel mercato” e (omissis) “se non è contrabbando, è frode fiscale ed evasione di imposte: una zona grigio-nera che si dice raggiunga e superi il 10% dei volumi movimentati nel Paese”.

Atto Secondo – Mercoledì 11 Marzo

La Staffetta Quotidiana incontra il Signor De Leonardis. Si tratta di una intervista che merita di essere letta (vedi allegato per gentile concessione della Staffetta Quotidiana) perché per certi versi sarebbe anche divertente se l’ argomento fosse appena meno serio. Queste le prime dichiarazioni di apertura: Guardi non mi faccia domande, non mi faccia parlare. L’Italia è uno schifo. Punto e basta.” (omissis) No, non sono arrabbiato. Non voglio rispondere.” (omissis)  “Conosco tutto e conosco il sistema italiano. Uno schifo. Punto.” (omissis). “E’ un mondo di scorretti. Scorrettezza, mafia, lobby. Questa è una nazione che non cambierà mai. E agli italiani va bene così. Purtroppo gli italiani sono imbecilli. Popolo di idioti.” (omissis) “Conosco benissimo il sistema. (omissis) Quindi, lasciamo perdere, non mi faccia parlare perché non voglio passare dalla parte della ragione a quella del torto. (omissis) “Queste illazioni sul mio lavoro, fatte da gente che non ha cognizione di causa e manco conoscenza della materia.”

Dopo questi edificanti apprezzamenti sul Paese, sul piatto nel quale mangia, su noi italiani imbecilli ed idioti, come benvenuto, apprendiamo che il Signor De Leonardis, nato nel 1950, ha una lunga esperienza nel settore per aver iniziato a lavorare giovanissimo per la Standard Oil, (forse all’ epoca era già Esso Italiana n.d.r.) quasi “nato dentro un barile di petrolio”, e che l’impianto Gasoline Station è il frutto di tanta esperienza, un impianto all’americana, inaugurato 3 anni fa (solo 3 anni fa ?! A 62 anni ?! Perché non prima ?! n.d.r.), “che eroga tanti di quei milioni di litri che è difficile immaginare”, “tanti (litri), quanto nessuno immagina” un “erogato pazzesco”, litri che però non vengono mai quantificati, ma certamente oltre il milione e settecentomila litri che secondo De Leonardis individuerebbe il punto di break even degli impianti da chiudere (sic !)

Apprendiamo così che gli elementi vincenti che consentono alla Gasoline Station di praticare certi prezzi sono il suddetto “erogato pazzesco” ma anche perché prodotti e servizi vengono pagati alla consegna e soprattutto perché si segue l’ esempio delle “donne tedesche quando vanno a fare la spesa nei supermercati con il tablet e conoscono tutti i prezzi, confrontano e fanno la spesa in dieci posti diversi.”  laddove al supermercato dei carburanti il Signor De Leonardis può sostenere che “Quando vado a comprare, io c’ho la fila al mattino di tutte le compagnie che mi telefonano per vendermi il carburante, per diversi motivi.” (omissis) “ora ci sono vari operatori sul mercato. Vari broker. Quindi ci sono varie offerte, compro la più conveniente”. Broker che sono “Sì, sono autonomi. La mattina quando mi sveglio c’ho i prezzi Eni, Erg e di dieci broker. Che si approvvigionano sulle basi petrolifere”. Qualcosa che  “La maggior parte degli italiani questa cosa non la fa, noi siamo signori…” (omissis) “No, gli altri non riescono a innescare un processo che sia veramente a costo zero. Che fa abbassare di molto il costo dei carburanti. Io ormai non lo faccio più per soldi, ma per hobby.”

Apprendiamo infine che il Sig. De Leonardis nel 2000 aveva considerato la possibilità di investire in New Zeland e che a trattenerlo dal realizzare questo piano è stato l’“amore per l’Italia. Sono un italiano vecchia maniera, che crede in questa nazione. Faccio parte di quel 6-7% che produce per 60 milioni di fannulloni. Se tutti gli italiani si mettessero a lavorare seriamente, altro che Germania, altro che Stati Uniti. Purtroppo gli italiani non hanno spirito di sacrificio. Seguo l’impianto sette giorni su sette, 20 ore al giorno, faccio tutte le scelte, tutte le operazioni commerciali. Mi occupo io di tutto, sono geometra, ingegnere, architetto, ultimo operaio e, se necessario, pulisco anche i bagni.” Apprezziamo l’ amore per l’ Italia perché la Nuova Zelanda è davvero un meraviglioso Paese dove vivere e lavorare.

Atto Terzo – Venerdì 13 Marzo

La Staffetta Quotidiana pubblica una serie di considerazioni  a valle delle reazioni che hanno accompagnato l’ iniziativa della Fegica e l’ intervista al Signor De Leonardis. Il testo dell’ articolo “ I Broker della Rete Carburanti” è sempre riportato di seguito per gentile concessione della Staffetta Petrolifera. Di seguito vi riporto soltanto alcune frasi

“Come un sasso gettato in uno stagno, l’intervista a Mr Gasoline Station, Silvio De Leonardis, il proprietario della pompa bianca di Francavilla al Mare, ha diviso gli operatori della rete carburanti, sollevando molte reazioni, alcune scettiche, altre rabbiose e altre ancora semplicemente curiose di saperne un po’ di più. (omissis)   La maggior parte di queste ha domande sulla figura di questi broker, che si inseriscono in quella zona grigia che va da quando il prodotto esce dalle raffinerie e dai depositi, a quando viene riversato presso l’impianto dalle autobotti.

Queste compravendite vengono a volte favorite da sensali, intermediari, quelli che De Leonardis nella intervista chiama “broker”, appunto. Personaggi che, né più né meno di un agente immobiliare, metterebbero in contatto il retista con la raffineria, dopo aver spuntato un prezzo a Platts meno, intascandosi una provvigione.

C’è chi li chiama “banditi”, chi immagina che dietro queste transazioni ci siano frodi fiscali, evasioni, contrabbando e chi più ne ha più ne metta. Probabilmente, in alcuni casi sarà anche così. Però bisogna fare un po’ di distinguo e cercare di fare chiarezza, anche perché le dimensioni del fenomeno sembrano tali da non consentire di liquidare tutto, gridando “al ladro, al ladro”.

Intanto, è bene dare una definizione di una parola in questo momento abusata, il sottocosto. Secondo il codice del commercio, la sua definizione è “la vendita al pubblico di uno o più prodotti effettuata ad un prezzo inferiore a quello risultante dalle fatture di acquisto”. I carburanti non sono compresi nell’elenco dei beni merceologici cui si applica la disciplina del sottocosto e della concorrenza sleale. Quindi nessuno potrebbe dire nulla al proprietario di un distributore che decidesse di vendere benzina e diesel a un prezzo inferiore rispetto a quello di fatturazione, purché si paghino le imposte. Ma non è questo che sta accadendo.

(omissis)

Non scandalizza nessuno il fatto che spesso attracchino nei nostri porti petroliere che vendono greggio a sconto rispetto alle quotazioni Platts, soprattutto adesso che l’offerta di greggio supera la domanda. Se così accade per il greggio, non è difficile immaginare che possa accadere per i prodotti, e che quindi ci sia spazio per il lavoro di questi broker, che magari conoscono bene il territorio, basi, depositi, retisti, sacche di domanda. In sintesi, che riescono quindi a muoversi, prima degli altri, meglio degli altri.

(omissis)

 ”

Atto Quarto – Considerazioni –  Vi passo alcune considerazioni del sottoscritto, per il momento circoscritte agli associati di Assoindipendenti sulle quali vorrei confrontarmi con voi, ma anche se possibile con la Staffetta Quotidiana, Assopetroli, Grandi Reti e qualche rappresentante delle Istituzioni. Sono consapevole che l’ argomento non è nuovo per nessuno di questi soggetti, ma forse il caso Francavilla a Mare potrebbe essere una buona occasione per riportarlo all’ onore della cronaca e non solo della cronaca.

A. Iniziativa Fegica – Se da qualche tempo a questa parte non è stato sempre facile condividere le posizioni assunte dalle associazioni di rappresentanza dei gestori in questa circostanza ritengo assolutamente appropriata l’iniziativa di Fegica che denuncia una situazione che merita di essere approfondita dai destinatari della denuncia.
B. Articolo “I broker della Rete Carburanti” – Se è corretto, come sostiene Staffetta Quotidiana, ritenere che non si può liquidare  tutto, gridando “al ladro, al ladro” è anche vero che certe situazioni appaiono ai più alquanto anomale e difficilmente comprensibili nel contesto in cui ragioniamo da sempre e forse non solo per pigra o comoda consuetudine. Forse questo segmento di business è davvero carente in materia di innovazione e creatività ma in attesa di capire meglio in che cosa innovazione e creatività possano aiutare certe perplessità sono difficili da rimuovere anche se saremmo tutti ben lieti di poter smentire l’andreottiano aforisma per il quale si fa peccato a pensare male ma qualche volte ci si indovina.

Dall’ articolo di cui sopra scopro che “I carburanti non sono compresi nell’elenco dei beni merceologici cui si applica la disciplina del sottocosto e della concorrenza sleale”.  Non lo sapevo e ne prendo atto anche se non comprendo la logica di tale esclusione, ma il problema è un altro: perché un commerciante dovrebbe fare la scelta strategica del “sottocosto” ?  OK. Il Signor De Leonardis ci ha spiegato che lui lo fa per hobby ma è così per i tanti dei quali si parla ?  Commercianti che regalano soldi ? Rimettendoci di tasca propria ?  Nell’ Anno Domini 2015 ? Sono forse gli apostoli di una conversione sulla via del business della beneficenza ? Parliamone e vediamo di convincerci che sia proprio così.

E’ vero che il Platt’s è un qualcosa che ha perso tutta la sua credibilità soprattutto quando si intende utilizzarlo nella formulazione del prezzo del giorno per giorno.  Al di là di qualche rumors, mai poi in pratica riscontrato, è comunque difficile pensare che i carburanti possano sistematicamente essere messi a disposizione FOT (free on truck), ovvero pronti per essere trasportati ai punti di vendita, a “Platt’s meno” o a “Platt’s + quasi zero”, anche nel caso di fatture pagate in fatture in anticipo!

Quando si incontrano certe quotazioni alla pompa diventa allora facile cedere alla tentazione di pensare male se non altro per non dover ammettere di non essere altrettanto bravi ed alla altezza di chi le pratica, quando per non dover recriminare la mancata esperienza con la Exxon dei Rockfeller. E’ però anche difficile accettare l’idea che in una arena di diverse centinaia di imprenditori privati del settore solo pochissimi siano stati in grado di trovare una soluzione alla crisi che il sistema sta attraversando.

D’ altra parte azioni illecite, in forma di acquisto di prodotti di provenienza dubbia oppure in forma di evasione di imposta e/o iva, in vari tempi perseguite dalla magistratura, fanno parte della storia della commercializzazione dei carburanti in Italia e quindi perché escludere l’ipotesi che ci sia una rinnovata diffusione di certe pratiche ?  Forse è improprio parlare oggi di operazioni illecite da un punto di vista strettamente giuridico, anche perché vista la ormai nota diffusione del fenomeno in tal caso la Guardia di Finanza avrebbe avuto tutti i mezzi per intervenire, e quindi chiamiamole pure soltanto “operazioni anomale”, ma questo non toglie che ne derivino conseguenze gravi che alterano le fondamenta della comune concorrenza, tra società petrolifere, tra imprenditori privati, tra gestori, contribuendo così alla involuzione di un mercato già in gravi difficoltà e, non ultimo, sottraendo risorse all’ erario dello Stato. Forse quest’ ultimo non rappresenta un vero problema perché per recuperare l’eventuale evasione si possono sempre aumentare le accise!

C. L’ Intervista a Gasoline Station – Non c’è dubbio che si tratti di una intervista molto interessante perché offre molti spunti di meditazione. E’ pure un fatto che certe tesi sono difficili da condividere senza avere avuta la possibilità di approfondirne le argomentazioni a sostegno con l’ interessato, cosa che a livello personale mi piacerebbe poter fare anche per condividere certe esperienze fatte con la Exxon e magari per scoprire che qualcosa deve essermi pure sfuggito nei miei venti anni di lavoro in quella società.

Tralasciando facili commenti su alcuni passaggi che denotano soprattutto un carattere passionale, comunque proattivo, ma anche qualche evidente ingenuità (l’ esperienza  all’ ombra dei Rockfeller e la folgorazione di volerne seguire l’esempio alla non tanto giovanissima età di 62 anni, il vantaggio del pagamento alla consegna o anticipato, lo shopping alla maniera delle casalinghe tedesche, ecc.), senza togliere eventuali oggettivi meriti per l’ elevato grado di efficienza delle operazioni della azienda credo che sia opportuno dedicare qualche attenzione alle dichiarazioni seguenti “Quando vado a comprare, io c’ho la fila al mattino di tutte le compagnie che mi telefonano per vendermi il carburante, per diversi motivi.” (omissis) “ora ci sono vari operatori sul mercato. Vari broker. Quindi ci sono varie offerte, compro la più conveniente”. Broker che sono “Sì, sono autonomi. La mattina quando mi sveglio c’ho i prezzi Eni, Erg e di dieci broker”.

Se è vero che ogni mattina davanti alla Gasoline Station c’è la fila delle società petrolifere pronte ad offrire quotazioni a “Platt’s meno” o giù di lì c’è da chiedersi che cosa rende particolarmente attraente la Gasoline Station di Francavilla a Mare da giustificare un trattamento così differente da quello praticato ad altri operatori del settore che in alcuni casi valgono “erogati pazzeschi” moltiplicati per 3, 4, 5 volte. Una attrazione così forte al tale da cannibalizzare le vendite attraverso altri clienti e quelle degli impianti di proprietà delle stesse società! Evidentemente si tratta di fenomeni abbastanza singolari.

Se invece sono i cosiddetti “broker” a presentare certe offerte con prodotto reso disponibile all’origine da una o l’altra società petrolifera, talora su basi “a scelta” da Nord a Sud, il problema è allora un altro.

Rigettando come altamente improbabile l’ipotesi che le società petrolifere si siano date una strategia di operazioni in perdita, vendere volumi anche consistenti a “broker” costituitisi solo da pochi mesi in società con capitali sociali modesti, certamente non rappresenta un illecito ma rende invece lecita la domanda su quale sia la logica di tale strategia anche una in situazione di mercato di forte sbilancio tra domanda ed offerta come quella che conosciamo. Infatti anche in questa situazione di oggettiva difficoltà, perché le società petrolifere, pur con le loro efficienti organizzazioni commerciali, trovano necessario operare anche attraverso questo canale di “new broker”?

Può anche darsi che certe ragioni ben motivate ci siano, ma rimane il fatto che nella sostanza, da qualsiasi parte si guardi al problema, le società petrolifere sembrerebbero avere un ruolo importante nello sviluppo di queste vendite “anomale”.  Perché alla denuncia di Fegica non è stato dato alcun riscontro anche se affronta un problema di certo interesse per le società ? Si ritiene che la denuncia sia sbagliata? Nel caso, perché non intervenire per aiutare ad eliminare i dubbi ?

Ne segue che non posso condividere l’ osservazione, citata nell’ articolo di cui sopra, attribuita all’ opinionista della Staffetta Salvatore Carollo” secondo il quale spesso   “questi flussi di carburante vengono generati da fonti impensabili, raffinerie dei paesi dell’Est o addirittura dei paesi sotto embargo, attraverso passaggi di mano molto complessi”. “Tutti flussi di prodotti che sono totalmente al di fuori dell’universo controllato dalle grandi compagnie, dalle raffinerie importanti”.  Non è vero che il flusso dei prodotti sia al di fuori dell’universo controllato dalle grandi compagnie se non nel caso di prodotti acquistati dal broker sul mercato internazionale e resi FOT tramite la logistica privata attraverso la quale è altresì noto che transiti un percentuale abbastanza modesta dei consumi nazionali e solo limitatamente a certe ben definite aree geografiche. Negli altri casi il broker non può non acquistare il prodotto da una società petrolifera.

Oggettivamente situazioni di questo genere individuano un altro elemento che non aiuta al recupero di quella immagine della quale il sistema ha assoluto bisogno e dà un senso alla domanda di molti se valga effettivamente la pena di continuare a lavorare in questo settore, ad investire in esso risorse, finanziarie, ma soprattutto umane e personali.  I consumatori non devono però preoccuparsi: per loro fortuna dei c’è qualcuno che questo lavoro lo fa per hobby.

C’è poco da scherzarci sopra. La questione appare veramente grave e richiede di essere affrontata con la dovuta serietà con la collaborazione di tutte le parti interessate. A Staffetta Quotidiana possiamo riconoscere il merito di averla nuovamente portata all’ attenzione di tutti ma l’occasione va sfruttata in modo adeguato cosa che non è apparsa tale. Infatti molti lettori, e quindi non solo Vega Carburanti, hanno trovato davvero poco appropriato il sostegno anche abbastanza esplicito alla tesi della possibilità che certe situazioni di pricing anomalo siano dovute ad opportunità offerte dal mercato. Può anche essere, e per certi versi ci piacerebbe che fosse proprio così, ma le apparenze suggeriscono ipotesi diverse ed è su queste che sarebbe necessario focalizzare l’attenzione.

In merito a questo quest’ultimo paragrafo ho potuto confrontarmi con un rappresentante della redazione della Staffetta Quotidiana il quale nel rigettare l’idea che nei “pezzi” usciti in questi giorni possa esserci stata la minima intenzione di elogiare certe situazioni e se una  forma di entusiasmo traspare da alcuni articoli, è solo perché sono riusciti a dare conto di questa “zona grigia” dove tutti sono informati, dove tutti pare che sappiano tutto di questi broker, dove tutti dicono a mezza bocca che sono dei furfanti, dove tutti dicono che sono mele marce che fanno questo e quell’altro, però poi nessuno parla apertamente.

Al riguardo mi è stato espressamente richiesto di arricchire il dibattito con dati di fatto, nomi e cognomi di questi broker, meccanismi di fornitura poco chiari ecc. perché sembra che nessuno abbia voglia di esporsi, a cominciare dalle società petrolifere. Sarebbe infatti anche interessante sapere quali sono gli interstizi della legge che consentono a questi “broker” di fare apparentemente il bello e il cattivo tempo. In sostanza ci viene detto che se qualcuno di noi ha qualcosa da aggiungere o correggere, ben venga anche perché in comunicazione chi non parla, in linea di massima, ha torto – anche se ha ragione.

Ne riparleremo a breve.

AP